La Costa Smeralda discriminata dal Parco Marino Egregio
Ministro,
Le isole del Parco Marino di La Maddalena sono divise in due gruppi
distinti: quelle che gravitano attorno al territorio Comunale di La
Maddalena e quelle più lontane, che sono limitrofe alla Costa Smeralda,
nel Comune di Arzachena.
Sembrerebbe che gli ideatori del Parco abbiano usato due misure
nello smistare divieti, imponendone molti di più sulle acque e sulle
isole della Costa Smeralda, come si può vedere dalla seguente tabella. (I
vincoli del Parco sono classificati in diversi modi, con vari gradi di
limitazioni: “Mb”, “Ma”, “Ta” e divieto totale).
·
Per
cominciare, la Costa Smeralda, con solo 1,4 km2 di isole, ha 28 km2 di
acque classificate “Mb”, con un rapporto di 1:20, mentre La Maddalena
ne ha rapporto di solo 1:4. ·
Anche
il primato delle zone “Ma” spetta alla Costa Smeralda, con il 74% del
totale in tutto il Parco, mentre La Maddalena ne ha appena il 26%. ·
Inoltre,
di zone di divieto totale, la Costa Smeralda ne ha 5,4 km2, mentre La
Maddalena ne ha solo 1 km2. ·
E
veniamo alle zone “Ta”: la Costa Smeralda ha vincolato tutte le sue
quattro principali isole, rappresentando l’ 89% della superficie delle
sue isole, mentre La Maddalena ne ha solo il 4,8% della superficie delle
proprie isole vincolate in questo modo.
Verrebbe spontaneo pensare che il Ministro dell’Ambiente del
precedente Governo di Centro-Sinistra, abbia voluto colpire e punire i
“ricchi” della Costa Smeralda, togliendogli quasi completamente il
godimento delle isole più vicine, con motivazioni sicuramente più
politiche che ambientali.
Non è neanche stato considerato che ci sono molti abitanti e
lavoratori del Comune di Arzachena, che proprio ricchi non sono, anche se
hanno delle piccole barche, che sono stati discriminati e penalizzati, non
consentiti ad accostarsi e scendere sulle isole a loro vicine. Invece, i
residenti del più lontano Comune di La Maddalena, i quali poi non hanno
neanche tante restrizioni sulle proprie isole vicine a loro, possono
venire in Costa Smeralda e tranquillamente godersi anche queste isole.
Vorrei quindi chiedere all’attuale Ministro dell’Ambiente di
rivedere la distribuzione di divieti nel Parco di La Maddalena fatti dal
Suo predecessore, per una più equa e razionale utilizzazione delle
risorse turistiche ed ambientali dell’Arcipelago.
Vorrei suggerire che sarebbe opportuno effettuare le seguenti
modifiche al Regolamento del Parco: ·
Ridurre
l’estensione delle acque “Mb” e “Ma” in Costa Smeralda, in
quanto la loro attuale grandezza e difficile identificazione in mare
aperto, pone la maggior parte delle barche da diporto in pericolo costante
di contravvenzione. ·
Eliminare,
o perlomeno ridurre l’estensione della classificazione “Ta” delle
isole Bisce, Mortorio e Soffi. ·
Permettere
l’ancoraggio alle Isole Li Nibani, dove l’assenza di spiagge ed il
frequente moto ondoso prodotto dalle barche in transito, scoraggia
comunque un grande afflusso di presenze. ·
Generalmente
liberalizzare l’accesso alle barche a vela nell’Arcipelago, in quanto
sono di per se le più rispettose dell’ambiente.
Colgo l’occasione per sollevare un altro problema: quello
dell’inquinamento dalle grosse barche. L’estate scorsa, dopo diversi
giorni di assenza di vento, era impossibile fare il bagno a Cala Coticcio
a Caprera e perfino a Lavezzi nel bel mezzo delle Bocche di Bonifacio, per
la grande quantità di feci galleggianti, provenienti dalle barche.
Chiedo al Ministro di voler affrontare con la dovuta determinazione
questo problema dello scarico a mare delle acque nere dalle barche,
prendendo esempio dall’unico Stato Mediterraneo civile in materia (a
quanto mi risulta), che è la Turchia, la quale impone alle grandi barche
la cisterna a bordo per la conservazione dei liquami, fino allo scarico
nelle fognature dei porti.
Moltissimi
grandi yacht, forse anche per evitare il pedaggio imposto dai gestori del
Parco per accedere alle isole (sul principio fasullo di “chi paga non
inquina”), si addossano stabilmente alle spiagge della terraferma, fuori
dal territorio del Parco, con conseguente grave inquinamento delle acque
interne e proprio dove c’è il massimo afflusso di bagnanti.
Sarebbe a mio avviso, più rispettoso della natura permettere alle
barche di disperdersi liberamente tra le isole, dove ci sono più spazi e
più correnti marine che provvedono ad un maggior ricambio delle acque, ma
sempre con l’obbligo delle cisterne per le acque nere.
RingraziandoLa per un Suo autorevole intervento, Le invio i miei più
distinti saluti,
Lorenzo
Camillo Lettera del 28 Giugno 2001
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