Piana agricola diventa industriale

Noto con crescente rammarico che la bellissima piana agricola di Arzachena che porta alla Costa smeralda sta diventando, giorno dopo giorno, una zona industriale lunga circa 8 km. Ci sono segherie, depositi legnami, depositi edili, officine meccaniche, serre e capannoni di ogni tipo, a due passi dalla località turistica più rinomata d'Italia.

Ma mi chiedo, ai nostri amministratori quando viaggiano nel mondo, non gli rimane niente? Non hanno imparato neanche dall'esempio in casa propria, della perfetta pianificazione urbanistica della Costa Smeralda? Che prendano perlomeno esempio dall'Inghilterra, dove in campagna si vedono soltanto deliziosi villaggi e campi agricoli lavorati, in quanto le zone industriali sono sempre nascoste, ubicate fuori dalla vista del turista di passaggio.

Poi mi chiedo ancora, è possibile che ancora oggi esiste un commercio di piccoli lotti di terreno agricolo, per essere costruiti e diventare poi parte di lottizzazioni abusive, bidonville senza capo né coda, che si vedono sorgere in diversi punti?

Il Comune di Arzachena, che ha una invidiabile vocazione turistica di un certo livello, dovrebbe conservare ogni angolo del suo territorio, in modo che il turista sia invogliato ad avventurarsi all'interno e così portare benessere ovunque. Ma se si fa terra bruciata attorno alla Costa Smeralda, il turista si chiuderà dentro il piccolo "paradiso" ed ignorerà tutto il resto.

La soluzione quindi potrebbe iniziare con il controllare il controllore che non controlla (abitudine che farebbe bene a molti dei mali che affliggono tutta l'Italia) e poi, Signor Sindaco, la prego di non autorizzare altre strutture industriali, o para-industriali, in località di pregio ambientale e comunque non in zone a vista del turista di passaggio. Grazie.

Lorenzo Camillo

Pubblicato in La Nuova Sardegna

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